Domenica 7 settembre – ventitreesima tempo ordinario C
Prima Lettura: Dal libro della Sapienza (Sap 9,13-18)
Quale, uomo può conoscere il volere di Dio?
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima
e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.
A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?
Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza».
Seconda Lettura: Dalla lettera a Filèmone (Fm 1,9-10.12-17)
Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario.
Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore. Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.
Vangelo: Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».
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Lettera a Pier Giorgio Frassati
di Gianni Di Santo
Caro Pier Giorgio, ti scrivo a pochi giorni dal prossimo 7 settembre.
Un giorno che abbiamo atteso da tempo. Finalmente farai parte dei tanti santi che ci accompagnano lungo le nostre vite. Ma, inutile che ci giriamo intorno, tu sei un santo davvero speciale. Anche se questa lettera ti giunge per posta cent’anni dopo, mi piace pensare che tu la legga magari sulla cima di una montagna, immerso come sei nella beatitudine celeste.Innanzitutto, mi scuso con te. Ti ho scoperto tardi. Non ti conoscevo molto bene, nonostante mia moglie abbia in casa una cornice che racchiude le tue reliquie e quelle di Armida Barelli. Sta lì, appesa a una parete del salotto, e veglia su di noi e sulle fatiche della giornata. Davvero una compagnia “santa”.

Che bella la tua vita!
Ma, dicevo, devo scusarmi con te, perché negli ultimi due anni, per via del lavoro che mi ha costretto (per fortuna) ad approfondire la tua vita, ho iniziato davvero a conoscerti meglio, immergendomi nelle tue lettere, nelle tue storie, nel tuo percorso così pieno di vitalità e coraggioso per quei tempi. E, non lo nego, pian piano mi sono innamorato di te. Di tutto quello che hai fatto, di quello che sei, di quello che hai pensato lungo la tua pur breve, ma bellissima vita. Intanto – lasciatelo dire da un boomer come il sottoscritto… mi sembra si dica così oggi… –, tu non sei “solo” il santo dei giovani, ma una vera testimonianza anche per noi più “vecchietti”. Leggendo quello che hai scritto e cosa hai fatto della tua vita, ho davvero l’impressione che tu abbia scavalcato le differenze generazionali e saputo mettere in gioco terra e cielo, allegria e impegno, arte e amicizia, solidarietà e complicità.
Sì, mi piaci molto. Ed è bello sapere che, cent’anni fa, un giovane di un’Italia certo borghese e privilegiata abbia letteralmente donato la sua vita al sacro valore dell’amicizia, agli uomini e alle donne del suo tempo, toccando la povertà con mano. Giovane, ma subito adulto. Adulto, ma incredibilmente giovane. Allegro, sorridente, bello, pieno di ardore mistico, a fianco della povera gente, appassionato alla fede e al Vangelo.
Alla ricerca delle relazioni vere
Ti sei dato da fare senza mettere like. Certo, erano altri tempi, e i social nemmeno esistevano nell’immaginario collettivo, e ti sei affidato più alle lettere di una volta. Però questa solidarietà che hai inseguito ripudia la pubblicità, non è piacente, non ammicca, semmai è sincera, vera, fraterna come solo gli abbracci veri sanno essere, appesa non al momento di un attimo ma alla quotidianità che esige sacrifici, rinunce, vita di preghiera. Ti sei calato dentro le sofferenze dell’umanità, senza se e senza ma.
Viva la montagna…
Poi c’è la tua passione per la montagna. Verso l’Alto è davvero un mantra che sento in modo particolare. Ecco, mi sarebbe piaciuto fare una gita montana con te, accompagnato dalla tua guida sicura verso quelle montagne che sentiamo nostre, che appartengono al profondo del nostro cuore. La montagna come palestra di vita, come scuola di santità e di rispetto verso le meraviglie del creato. La montagna che esige attenzione e premura, sacrifici e sudore. E che però sa darci sempre la meravigliosa ebbrezza di un cammino che ci avvicina al cielo, guardando in giù verso la terra.
… e i Tipi loschi
Ma c’è una cosa che mi piace più di tutte. Quell’associazione un po’ volutamente guascona, che hai chiamato “I Tipi loschi”, mi fa impazzire. Perché, vedi, caro Pier Giorgio, nonostante siano passati cent’anni, la tendenza a volte delle nostre comunità ecclesiali è quella di essere un po’ tristi, poco inclini al sorriso. Mentre, invece, ci vorrebbero più “tipi loschi” all’interno dei nostri territori e parrocchie, più giovani dispensatori di alleluja del sorriso, appassionati di arte, bellezza, musica, buon cibo e buon vino, e soprattutto adulti più allegri, ironici, innamorati della bellezza della vita e di un quotidiano che non è solo lavoro e carriera.
L’allegria e quella sana leggerezza di chi non vuole troppo prendersi sul serio è il sale di una vita vissuta nell’amicizia solidale, nei vincoli di fraternità che devono essere alla base di ogni comunità di fratelli e sorelle.
Insomma, caro Pier Giorgio, spero che qualche angelo ti consegni questa mia lettera. Ti saluto come mio capo cordata preferito. E ti nomino mio fratello aggiunto. Chissà cosa avresti pensato sapendo che il Cai ha istituito i Sentieri Frassati in ogni regione, adatti per ogni età, camminatori allenati o anche per chi è ai primi trekking…
