Domenica 7 giugno 2020 – Santissima Trinità

Prima Lettura Dal libro dell’Èsodo (Es 34, 4b-6. 8-9)

In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.

Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò.

Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».

Seconda Lettura Dalla II lettera di s. Paolo ap. ai Corìnzi (2 Cor 13, 11-13)

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Salutatevi a vicenda con il bacio santo.

Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 3, 16-18)

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio»

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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Pierfortunato Raimondo

Sono cristiano, mio Dio,
nel nome del Padre,
Insegnami
a rendere evidente
il suo abbraccio nel mio:
gratuito,
creativo,
appassionato
e sempre vivo.

Sono cristiano, mio Dio,
nel nome del Figlio.
Insegnami
a rendere trasparente
il suo volto nel mio:
accogliente,
energico,
meravigliato,
positivo.

Sono cristiano, mio Dio,
nel nome del Santo Spirito.
Insegnami
a rendere presente
il suo respiro nel mio:
leggero,
giocoso,
potente,
infinito.

Sono cristiano, mio Dio,
nel nome della Trinità.
Insegnami
a rendere concreto
il suo Amore nel mio:
incapace di Essere
senza vivere la comunione
di almeno tre Persone.

Forse è necessaria tutta la vita non per capire, ma solo per

assaporare un poco della fede, come potrò cogliere qualcosa della Trinità?

Una strada c’è, e non è quella delle formule e dei concetti.

Pensare di capire la Trinità attraverso le formule è come tentare di capire una parola analizzando l’inchiostro con cui è scritta.

Dio non è una definizione ma un’esperienza. La Trinità non è

un concetto da capire, ma una manifestazione da accogliere.

In uno dei capolavori di Kieslowski sui Dieci Comandamenti,

Decalogo I, il bambino protagonista sta giocando al computer.

Improvvisamente si ferma e chiede alla zia: «Come è Dio?».

La zia lo guarda in silenzio, gli si avvicina, lo abbraccia, gli

bacia i capelli e tenendolo stretto a sé sussurra: «Come ti senti,

ora?». Pavel non vuole sciogliersi dall’abbraccio, alza gli occhi e

risponde: «Bene, mi sento bene».

E la zia: «Ecco, Pavel, Dio è così». Dio è come un abbraccio.

Se non c’è amore, non vale nessun magistero. Se non c’è amore, nessuna

cattedra sa dire Dio. Dio come un abbraccio: è il senso della Trinità.

Dio non è in se stesso solitudine, ma comunione. L’oceano della

sua essenza vibra di un infinito movimento dell’amore.

Se il nostro Dio non fosse Trinità, vale a dire incontro,

relazione, comunione e dono reciproco, sarebbe un Dio da

delusione, assente e distratto.

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Domenica 31 maggio 2020 – PENTECOSTE

Prima Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 2, 1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.

Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo.

A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Seconda Lettura Dalla prima lettera di s. Paolo ap. ai Corinzi (1 Cor 12, 3b-7. 12)

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.

A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito. 

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

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Invocazione dello Spirito

Remigio Menegatti

Vieni Spirito della fede

E insegnaci a credere fermamente nell’amore di Dio e nella possibilità di vivere come suoi figli.

Vieni Spirito della speranza

E insegnaci a guardare oltre gli ostacoli, e a vivere ogni sfida della vita guidati dalla certezza che sei in noi e ci doni la tua forza.

Vieni Spirito di carità

E insegnaci ad amare Dio con tutto il cuore, la mente e le forze e diventare prossimo di ogni persona che incontriamo, sullo stile di Gesù, servo per amore.

Vieni Spirito della gioia

E insegnaci a riconoscere i segni della presenza di Dio nella nostra vita, e a esultare come Maria che si sente coinvolta pienamente in questa storia di amore.

Vieni Spirito dell’umiltà

E insegnaci che ogni piccolo passo è necessario per arrivare alle grandi mete che ci realizzano come persone e come credenti.

Vieni Spirito della forza

E insegnaci a non prendere paura se i risultati che speriamo non arrivano subito e chiedono anche un po’ di sacrificio e sofferenza.

Vieni Spirito della fedeltà

E insegnaci a non abbandonare il cammino che abbiamo iniziato, e a cercare in te, e nella comunità il sostegno nei momenti difficili.

Vieni Spirito della testimonianza

E insegnaci a dare testimonianza del tuo amore, della bellezza di Dio, della gioia che nasce dal Vangelo vissuto giorno per giorno.

Vieni Spirito dell’ascolto

E insegnaci a cercare nelle parole della Bibbia e nelle parole della cronaca il dialogo con Dio e con i fratelli per condividere con tutti la gioia del Vangelo.

Vieni Spirito della festa

E insegnaci a celebrare con gioia e costanza l’incontro con te nella comunità domenicale.

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Domenica 24 maggio 2020 – Ascensione del Signore Gesù

Prima Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.

Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.

Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?».

Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».

Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Seconda Lettura Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni   (Ef 1, 17-23)

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.

Egli la manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti

e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni Principato e Potenza,

al di sopra di ogni Forza e Dominazione e di ogni nome che viene nominato

non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.

Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:

essa è il corpo di lui,

la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Vangelo Dal vangelo secondo Matteo (Mt 28, 16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

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Maria donna in cammino

(Tonino Bello, Nigrizia, novembre 1990, p. 53)

Se i personaggi del vangelo avessero avuto una specie di contachilometri incorporato, penso che la classifica dei più infaticabili camminatori l’avrebbe vinta Maria. Gesù a parte, naturalmente. Ma si sa, egli si era identificato a tal punto con la strada, che un giorno ai discepoli invitati a mettersi alla sua sequela confidò addirittura: «Io sono la via». La via. Non un viandante!

Siccome allora Gesù è fuori concorso, a capeggiare la graduatoria delle peregrinazioni evangeliche è lei: Maria. La troviamo sempre in cammino, da un punto all’altro della Palestina, con uno sconfinamento anche all’estero. Viaggio di andata e ritorno da Nazaret verso i monti di Giuda, per trovare la cugina. Viaggio fino a Betlem. Di qui a Gerusalemme, per la presentazione al tempio.

Espatrio clandestino in Egitto. Ritorno guardingo in Giudea e poi di nuovo a Nazaret. Finalmente, sui sentieri del Calvario, ai piedi della Croce, dove la meraviglia espressa da Giovanni con la parola stabat, più che la pietrificazione del dolore per una corsa fallita, esprime l’immobilità statuaria di chi attende sul podio il premio della vittoria. Icona del camminare, la troviamo seduta solo al banchetto del primo miracolo. Seduta, ma non ferma. Non sa rimanersene quieta. Non corre col corpo, ma precorre con l’anima.

E se non va lei verso l’ora di Gesù, fa venire quell’ora verso di lei, spostandone indietro le lancette, finché la gioia pasquale non irrompe sulla mensa degli uomini. Sempre in cammino. E per giunta in salita. Da quando si mise in viaggio verso la montagna, fino al giorno del Golgota, anzi fino al crepuscolo dell’Ascensione, quando salì anche lei con gli apostoli «al piano superiore» in attesa dello Spirito, i suoi passi sono sempre scanditi dall’affanno delle alture.

Avrà fatto anche discese, e Giovanni ne ricorda una quando dice che Gesù, dopo le nozze di Cana, discese a Cafarnao insieme con sua madre. Ma l’insistenza con cui il Vangelo accompagna con il verbo “salire” i suoi viaggi a Gerusalemme, più che alludere all’ansimare del petto o al gonfiore dei piedi, sta a dire che la peregrinazione terrena di Maria simbolizza tutta la fatica di un esigente itinerario spirituale.

Santa Maria, donna della strada, come vorremmo somigliarti nelle nostre corse trafelate, ma non abbiamo traguardi. Siamo pellegrini come te, ma senza santuari verso cui andare. Camminiamo sull’asfalto, e il bitume cancella le nostre orme. Forzati del camminare, ci manca nella bisaccia di viandanti la cartina stradale che dia senso alle nostre itinerante. E con tutti i raccordi anulari che abbiamo a disposizione, la nostra vita non si raccorda con nessun svincolo costruttivo, le ruote girano a vuoto sugli anelli dell’assurdo, e ci ritroviamo inesorabilmente a contemplare gli stessi panorami.

Santa Maria, donna della strada, fa’ che i nostri sentieri siano, come lo furono i tuoi, strumenti di comunicazione con la gente e non nastri isolanti entro cui assicuriamo la nostra aristocratica solitudine. Liberaci dall’ansia della metropoli e donaci l’impazienza di Dio. L’impazienza di Dio ci fa allungare il passo per raggiungere i compagni di strada. L’ansia della metropoli, invece, ci rende specialisti del sorpasso. Ci fa guadagnare tempo, ma ci fa perdere il fratello che cammina accanto a noi.

Santa Maria, donna della strada, segno di sicura speranza e di consolazione per il peregrinante popolo di Dio, facci capire come, più che sulle mappe della geografia, dobbiamo cercare sulle tavole della storia le carovaniere dei nostri pellegrinaggi. È su questi itinerari che crescerà la nostra fede. Prendici per mano e facci scorgere la presenza sacramentale di Dio sotto il filo dei giorni, negli accadimenti del tempo, nel volgere delle stagioni umane, nei tramonti delle onnipotenze terrene, nei crepuscoli mattinali di popoli nuovi, nelle attese di solidarietà che si colgono nell’aria. Verso questi santuari dirigi i nostri passi. Per scorgere sulle sabbie dell’effimero le orme dell’eterno. Restituisci sapori di ricerca interiore alla nostra inquietudine di turisti senza meta.

Se ci vedi allo sbando, sul ciglio della strada, fermati, Samaritana dolcissima, per versare sulle nostre ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza. E poi rimettici in carreggiata. Dalle nebbie di questa valle di lacrime, in cui si consumano le nostre afflizioni, facci volgere gli occhi verso i monti da dove verrà l’aiuto. E allora sulle nostre strade fiorirà l’esultanza del magnificat.

Come avvenne in quella lontana primavera, sulle alture della Giudea, quando ci salisti tu.

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Domenica 17 maggio 2020 – sesta di Pasqua

Prima Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 8, 5-8. 14-17)

In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di Filippo, sentendolo parlare e vedendo i segni che egli compiva. Infatti da molti indemoniati uscivano spiriti impuri, emettendo alte grida, e molti paralitici e storpi furono guariti.

E vi fu grande gioia in quella città. Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni.

Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo.

Seconda Lettura Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1 Pt 3, 15-18)

Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.

Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo.

Se questa infatti è la volontà di Dio, è meglio soffrire operando il bene che facendo il male, perché anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.

Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

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Disposizioni per la ripresa delle Celebrazioni dal 18 maggio (sintesi)

  1. ORGANIZZAZIONE DELLO SPAZIO

Una prima attenzione dovrà essere riservata all’organizzazione dello spazio sia del presbiterio sia del resto della chiesa. Esso va determinato avendo presente che la distanza tra una persona e un’altra deve essere di un metro laterale e frontale. Per provvedere al meglio al rispetto della distanza di sicurezza, si indichi attraverso appositi segnali i posti che i fedeli devono occupare. Anche nel caso si celebrasse in spazi aperti resta l’obbligo del rispetto della distanza interpersonale. I nuclei familiari composti di genitori e figli possono stare uniti purché sia rispettata la distanza frontale e laterale.

2. GESTIONE DEGLI ACCESSI

A – All’ingresso di ogni chiesa dovrà essere affisso il cartello informativo,

–  l’ingresso e l’uscita nella/dalla chiesa sarà di una persona alla volta e nel rispetto della distanza prevista di 1,5 metri;

– l’obbligo della mascherina che copra naso e bocca per tutti i partecipanti che va tenuta per tutto il tempo della celebrazione;

– la necessità di igienizzare le mani all’ingresso della chiesa con i gel resi disponibili;

– l’occupazione del posto indicato con un apposito segnale nel rispetto della distanza di sicurezza;

–  il divieto di ingresso per chi presenta sintomi influenzali respiratori, temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5° C, o che sia stato in contatto con persone positive a SARSCoV-2 nei giorni precedenti.

B – Nel limite del possibile si utilizzino porte differenti per l’entrata e per l’uscita così da evitare l’incrociarsi dei fedeli. Laddove non sia possibile siano garantiti flussi alternati di ingresso ed uscita. Per la gestione delle entrate e delle uscite e per il rispetto delle distanze è opportuno prevedere dei volontari identificabili per il giubbino fornito dalla Curia. Si continui a mantenere vuote le acquasantiere delle chiese. Non dovrà essere fornito alcun sussidio cartaceo per la liturgia o il canto.

  • NORME DI COMPORTAMENTO

A – Oltre alle norme per l’entrata e l’uscita e il distanziamento, si rispettino anche le seguenti norme regolative dei comportamenti:

– i fedeli devono indossare le mascherine per tutto il tempo della celebrazione;

– siano omessi lo scambio della pace e la processione offertoriale;

– le offerte non siano raccolte durante la celebrazione, ma attraverso appositi contenitori collocati agli ingressi o in altro luogo ritenuto idoneo;

– può essere prevista la presenza di un organista, ma, in questa fase, si ometta il coro;

– i microfoni dell’ambone siano posizionati in modo tale da non essere tenuti in mano e la loro asta non debba essere spostata o regolata in altezza da più persone;

– i lettori utilizzeranno i guanti.

  • LA DISTRIBUZIONE E RECEZIONE DELLA SANTA COMUNIONE

Molta attenzione va posta nella distribuzione e nella recezione della Santa Comunione. In particolare:

– la distribuzione della Santa Comunione avvenga dopo che il celebrante, il diacono e il ministro straordinario avranno curato l’igiene delle loro mani e indossato guanti monouso; gli stessi – indossando la mascherina, avendo massima attenzione a coprirsi naso e bocca e mantenendo un’adeguata distanza di sicurezza – abbiano cura di offrire l’ostia con una pinzetta, fornita dalla Curia, senza venire a contatto con le mani dei fedeli.

– La distribuzione della Comunione potrà avvenire solo sulla mano in una di queste due modalità:

– i fedeli rimangono al loro posto e i ministri passano per la distribuzione dell’Eucarestia. Dopo aver offerto la particola sulla mano, il ministro si sposta lateralmente, il fedele abbassa la mascherina e si comunica in modo da non farlo di fronte al ministro;

– i fedeli si metteranno in fila per ricevere la Santa Comunione mantenendo sempre la distanza di un 1,5 metri. Una volta ricevuta la particola si sposteranno lateralmente, abbasseranno la mascherina e si comunicheranno in modo da non farlo di fronte al ministro.

  • CELEBRAZIONE DI ALTRI SACRAMENTI

A partire dal 18 maggio anche per la celebrazione degli altri sacramenti valgono le norme sopra descritte, comprese le celebrazioni funebri. In particolare:

– per la celebrazione del Battesimo, si eviti il rito per immersione preferendo sempre l’infusione e si usino guanti monouso per le unzioni.

– per la celebrazione del Matrimonio, il numero massimo dei fedeli che assisteranno al rito dipenderà dalla capienza della chiesa al fine di garantire la giusta distanza interpersonale;

– il sacramento della Penitenza sia amministrato in luoghi ampi e areati, che consentano a loro volta il pieno rispetto delle misure di distanziamento e la riservatezza richiesta dal sacramento stesso. Sacerdote e fedeli indossino sempre la mascherina.

– Le celebrazioni delle Prime Comunioni e del sacramento della Confermazione sono rinviate.

  • IGIENIZZAZIONE DEI LUOGHI E DEGLI OGGETTI

Anche se le normative del Governo e della CEI non richiedono la sanificazione, si presti comunque la doverosa attenzione all’igienizzazione dei luoghi e degli oggetti. In particolare:

– i luoghi di culto siano igienizzati al termine di ogni celebrazione, mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti ad azione antisettica forniti dalla Curia;

– si abbia cura di favorire il ricambio dell’aria degli ambienti;

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Domenica 10 maggio 2020 – quinta di Pasqua

Prima Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 6, 1-79)

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense.

Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia.

Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

Seconda Lettura Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1 Pt 2, 4-9)

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.

Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso». Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati.

Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

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Fatima: i tre pastorelli, il terzo segreto, il proiettile di Wojtyla

Era il 13 Maggio del 1917, quando ebbero inizio le apparizioni della Madonna a Fatima (Portogallo).

Quel giorno lontano, la Vergine Maria si mostrò a tre bambini. Si trattava di Lucia dos Santos di 10 anni, Giacinta Marto di 7 anni e Francisco Marto di 9 anni. Questi stavano pascolando a Cova da Iria (Conca di Iria), vicinissimi alla città di Fatima, quando videro una Donna vestita di bianco, con in mano un Rosario.

Le visioni si ripeterono il 13 di ogni mese successivo, fino al 13 Ottobre di quello stesso anno. Nell’ultima data, i credenti che, insieme ai bambini, erano presenti in quel luogo santo, riferirono del “miracolo del sole”: prima ci fu una forte pioggia, poi il disco del sole cominciò a muoversi nel cielo. Si ingrandiva e sembrava precipitare sulla terra.

La Madonna aveva affidato ai tre pastorelli delle rivelazioni importanti, su eventi futuri, che si compresero con il passare degli anni.

Madonna di Fatima: i tre pastorelli

Francesco e Giacinta morirono pochi anni dopo quegli eventi, a causa di una terribile epidemia di spagnola. La Madonna stessa lo aveva preannunciato, in un messaggio, a Lucia: “Giacinta e Francesco li porto fra poco, ma tu (Lucia) resti qui ancora per qualche tempo”.

Francesco e Giacinta sono stati dichiarati Santi, in seguito al miracolo avvenuto al piccolo Lucas, nel 2013. Il bambino guarì, senza nessuna spiegazione, da un trauma cranico che, a dire dei medici, lo aveva lasciato senza speranza. Aveva solo 6 anni, infatti, quando cadde da un’altezza di 7 metri. “Pregammo tutto il tempo i pastorelli di Fatima” raccontò in seguito il papà del bambino, che tornò a casa sano e salvo.

Era stato Papa Giovanni Paolo II a beatificarli, il 13 Maggio del 2000, proponendo la festa liturgica il 20 Febbraio. In quell’occasione, era presente Lucia (Suora Carmelitana Scalza per tutta la vita) che per la prima volta incontrò il Papa. Per Lucia, morta nel 2005, è ancora in corso il processo di beatificazione.

La Madonna di Fatima – il terzo segreto

Il giorno dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro (13 Maggio del 1981), era la ricorrenza della Madonna di Fatima. Probabilmente, il turco Ali Agca (l’attentatore) non immaginava quanto potesse essere forte la protezione di Maria sul Pontefice, che a lei aveva dedicato il suo operato, da sempre.

Giovanni Paolo II, ferito a morte da Ali Agca

Papa Giovanni Paolo II aveva, allora, 60 anni e fu ferito all’addome, da uno dei due colpi sparati da Ali Agca. Il proiettile gli sfiorò l’aorta e gli perforò l’intestino in più punti.
La situazione sembrava talmente grave che, mentre lo portavano in ospedale con l’ambulanza, il suo segretario, Monsignor Dziwisz, gli somministrò l’estrema unzione credendolo -come noi tutti, del resto- in pericolo di vita.

L’intervento chirurgico durò ben 5 ore e 30 minuti, ma lui riuscì a superarlo brillantemente, pur avendo perso moltissimo sangue.
Quell’evento, venne ben presto associato all’ultimo segreto svelato ai pastorelli di Fatima dalla Vergine Maria.

Oggi, lo attesta anche un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede. Tra l’altro, il bossolo del proiettile estratto dal corpo di Giovanni Paolo II è stato, poi, incastonato nella corona della statua di Nostra Signora di Fatima.


Giovanni Paolo II volle anche incontrare quello che avrebbe potuto passare alla storia come il suo assassino e del loro lungo e riservato discorso nessuno seppe mai nulla, se non che il Papa lo perdonò per quell’azione.

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Domenica 3 maggio 2020 – quarta di Pasqua

Prima Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 2, 14a.36-41)

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».

E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».

Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone. 

Seconda Lettura Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1 Pt 2, 20b-25)

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia.

Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori.

E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.

Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

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Preghiere a Maria, proposte da Papa Francesco per il mese di maggio

O Maria, Tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a Te, Salute dei malati, che presso la croce sei stata associata al dolore di Gesù, mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano, sai di che cosa abbiamo bisogno e siamo certi che provvederai perché, come a Cana di Galilea, possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova.

Aiutaci, Madre del Divino Amore, a conformarci al volere del Padre e a fare ciò che ci dirà Gesù, che ha preso su di sé le nostre sofferenze e si è caricato dei nostri dolori per condurci, attraverso la croce, alla gioia della risurrezione.

Amen.

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Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta.

«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio».

Nella presente situazione drammatica, carica di sofferenze e di angosce che attanagliano il mondo intero, ricorriamo a Te, Madre di Dio e Madre nostra, e cerchiamo rifugio sotto la tua protezione.

O Vergine Maria, volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi in questa pandemia del coronavirus, e conforta quanti sono smarriti e piangenti per i loro cari morti, sepolti a volte in un modo che ferisce l’anima.

Sostieni quanti sono angosciati per le persone ammalate alle quali, per impedire il contagio, non possono stare vicini.

Infondi fiducia in chi è in ansia per il futuro incerto e per le conseguenze sull’economia e sul lavoro.

Madre di Dio e Madre nostra, implora per noi da Dio, Padre di misericordia, che questa dura prova finisca e che ritorni un orizzonte di speranza e di pace.

Come a Cana, intervieni presso il tuo Figlio Divino, chiedendogli di confortare le famiglie dei malati e delle vittime e di aprire il loro cuore alla fiducia.

Proteggi i medici, gli infermieri, il personale sanitario, i volontari che in questo periodo di emergenza sono in prima linea e mettono la loro vita a rischio per salvare altre vite. Accompagna la loro eroica fatica e dona loro forza, bontà e salute.

Sii accanto a coloro che notte e giorno assistono i malati e ai sacerdoti che, con sollecitudine pastorale e impegno evangelico, cercano di aiutare e sostenere tutti.

Vergine Santa, illumina le menti degli uomini e delle donne di scienza, perché trovino giuste soluzioni per vincere questo virus.

Assisti i Responsabili delle Nazioni, perché operino con saggezza, sollecitudine e generosità, soccorrendo quanti mancano del necessario per vivere, programmando soluzioni sociali ed economiche con lungimiranza e con spirito di solidarietà.

Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro.

Madre amatissima, fa’ crescere nel mondo il senso di appartenenza ad un’unica grande famiglia, nella consapevolezza del legame che tutti unisce, perché con spirito fraterno e solidale veniamo in aiuto alle tante povertà e situazioni di miseria. Incoraggia la fermezza nella fede, la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare.

O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che Dio intervenga con la sua mano onnipotente a liberarci da questa terribile epidemia, cosicché la vita possa riprendere in serenità il suo corso normale.

Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Amen.

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Domenica 26 aprile 2020 – terza di Pasqua

Prima Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 2, 14a. 22-33)

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene –, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso.

Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione.

Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”. Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”.

Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire»

Seconda Lettura Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1 Pt 1, 17-21)

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.

Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

Vangelo Dal vangelo secondo Luca (Lc 24, 13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.

Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?».

Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.

Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

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PREGHIERA A SANTA CATERINA DA SIENA

Patrona d’Italia e d’Europa. Patrona della nostra Comunità.

O sposa del Cristo, fiore della patria nostra. Angelo della Chiesa sii benedetta.

Tu amasti le anime redente dal Divino tuo Sposo:

come Lui spargesti lacrime sulla Patria diletta;

per la Chiesa e per il Papa consumasti la fiamma di tua vita.

Quando la peste mieteva vittime ed infuriava la discordia,

tu passavi Angelo buono di Carità e di pace.

Contro il disordine morale, che ovunque regnava,

chiamasti virilmente a raccolta la buona volontà di tutti i fedeli.

Morente tu invocasti sopra le anime, sopra l’Italia e l’Europa,

sopra la Chiesa il Sangue prezioso dell’Agnello.

O Caterina Santa, dolce sorella patrona Nostra, vinci l’errore,

custodisci la fede, infiamma, raduna le anime intorno al Pastore.

La Patria nostra, benedetta da Dio, eletta da Cristo,

sia per la tua intercessione vera immagine della Celeste

nella carità, nella prosperità, nella pace.

Per te la Chiesa si estenda quanto il Salvatore ha desiderato,

per te il Pontefice sia amato e cercato

come il Padre il consigliere di tutti.

E le anime nostre siano per te illuminate,

fedeli al dovere verso L’Italia, l’Europa e verso la Chiesa,

tese sempre verso il cielo, nel Regno di Dio

dove il Padre, il Verbo, il Divino amore irradiano sopra ogni spirito

eterna luce, perfetta letizia.

Amen.

Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380

Nata nel 1347 Caterina non va a scuola, non ha maestri. I suoi avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei dice di no, sempre. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta che sarà la sua “cella” di terziaria domenicana (o Mantellata, per l’abito bianco e il mantello nero). La stanzetta si fa cenacolo di artisti e di dotti, di religiosi, di professionisti, tutti più istruiti di lei. Li chiameranno “Caterinati”. Lei impara a leggere e a scrivere, ma la maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi lei parla a papi e re, a donne di casa e a regine, e pure ai detenuti. Va ad Avignone, ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a Roma, nel 1377. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI dopo la ribellione di una parte dei cardinali che dà inizio allo scisma di Occidente. Ma qui si ammala e muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d’Italia con Francesco d’Assisi. (Avvenire). Nel 1999 S. Giovanni Paolo II la nominò Patrona d’Europa.

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Domenica 19 aprile 2020 – seconda di Pasqua – Divina Misericordia

Prima Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 2,42-47)

Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Seconda Lettura Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1 Pt 1, 3-9)

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce.

Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.  Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.  

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COS’È LA FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA?

Gesù ha chiesto ripetutamente l’istituzione della Festa alla Divina Misericordia.

Dal “Diario” di Santa Faustina Kowalska:

La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. Dopo un istante, Gesù mi disse: «Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà quest’immagine, non perirà.

Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria». Quando ne parlai al confessore, ricevetti questa risposta: «Questo riguarda la tua anima». Mi disse così: “Dipingi l’immagine divina nella tua anima”. Quando lasciai il confessionale, udii di nuovo queste parole: «La Mia immagine c’è già nella tua anima. Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l’immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia.

Desidero che i sacerdoti annuncino la Mia grande Misericordia per le anime dei peccatori. Il peccatore non deve aver paura di avvicinarsi a Me». «Le fiamme della Misericordia Mi divorano; voglio riversarle sulle anime degli uomini». (Diario- Q I parte I).

«Desidero che questa immagine venga esposta al pubblico la prima domenica dopo Pasqua. Tale domenica è la festa della Misericordia. Attraverso il Verbo Incarnato faccio conoscere l’abisso della Mia Misericordia». Avvenne in modo mirabile!

Come il Signore aveva chiesto, il primo tributo di venerazione per questa immagine da parte della folla ebbe luogo una prima domenica dopo Pasqua. Per tre giorni quest’immagine fu esposta al pubblico e fu oggetto della pubblica venerazione. Era stata sistemata ad Ostra Brama su di una finestra in alto, per questo era visibile da molto lontano. Ad Ostra Brama venne celebrato un triduo solenne a chiusura del Giubileo della Redenzione del Mondo, per il 19° centenario della Passione del Salvatore. Ora vedo che l’opera della Redenzione è collegata con l’opera della Misericordia richiesta dal Signore. (Diario Q I Parte I)

Una volta che il confessore mi ordinò di chiedere a Gesù che cosa significano i due raggi che sono in quest’immagine, risposi: «Va bene, lo domanderò al Signore». Mentre pregavo udii interiormente queste parole: «I due raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua. Il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime… Entrambi i raggi uscirono dall’intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio. Desidero che la prima domenica dopo la Pasqua sia la Festa della Misericordia».

Suor Faustina trovò molte resistenze perché, come le fu detto dal suo confessore don Michele Sopocko, la festa della Divina Misericordia esisteva già in Polonia e veniva celebrata a metà settembre. Lei confida la sua perplessità a Gesù che insiste nel volere che l’immagine venga solennemente benedetta e riceva culto pubblico nella prima domenica dopo Pasqua, affinchè ogni anima ci pensi e ne venga a conoscenza.

Sarà Giovanni Paolo II ad accogliere pienamente questa richiesta di Gesù. Le sue encicliche: “Redemptor Hominis” e “Dives in Misericordia” rivelano la trepidazione del Pastore e esprimono quanto sia convinto che il culto alla Divina Misericordia rappresenti una “tavola di salvezza” per l’umanità. Egli scrive: “Quanto più la coscienza umana, soccombendo alla secolarizzazione, perde il senso del significato stesso della parola «misericordia», quanto più, allontanandosi da Dio, si distanzia dal mistero della misericordia, tanto più la Chiesa ha il diritto e il dovere di far appello al Dio della misericordia «con forti grida».

Queste «forti grida» debbono essere proprie della Chiesa dei nostri tempi, rivolte a Dio per implorare la sua misericordia, la cui certa manifestazione essa professa e proclama come avvenuta in Gesù crocifisso e risorto, cioè nel mistero pasquale. È questo mistero che porta in sé la più completa rivelazione della misericordia, cioè di quell’amore che è più potente della morte, più potente del peccato e di ogni male, dell’amore che solleva l’uomo dalle abissali cadute e lo libera dalle più grandi minacce.” (Dives in Misericordia VIII-15)

Il 30 aprile 2000, con la canonizzazione di Santa Faustina Kowalska, Giovanni Paolo II istituisce ufficialmente la festa della Divina Misericordia per tutta la Chiesa, fissandone la data la seconda domenica di Pasqua.

È importante allora che raccogliamo per intero il messaggio che ci viene dalla parola di Dio in questa seconda Domenica di Pasqua, che d’ora innanzi in tutta la Chiesa prenderà il nome di “Domenica della Divina Misericordia”.

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Domenica 12 aprile 2020 – Pasqua – Reurrezione del Signore

Prima Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 10, 34a. 37-43)

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme.

Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio.

A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

Seconda Lettura Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési (Col 3, 1-4)

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.

Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

Vangelo Dal vangelo secondo Matteo (Mt 28,1-10

Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte.

L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».

Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono.

Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

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Il Signore della danza

Sidney Carter

Danzate, ovunque voi siate, dice Dio,
perché io sono il Signore della danza:
io guiderò la danza di tutti voi.
Dovunque voi siate,
io guiderò la danza di tutti voi.

Io danzavo
il primo mattino dell’universo,
io danzavo circondato dalla luna,
dalle stelle e dal sole,
disceso dal cielo danzavo sulla terra
e sono venuto al mondo a Betlemme.

Io danzavo per lo scriba e il fariseo,
ma essi non hanno voluto seguirmi;
io danzavo per i peccatori,
per Giacomo e per Giovanni,
ed essi mi hanno seguito
e sono entrati nella danza.

Io danzavo il giorno di sabato,
io ho guarito il paralitico,
la gente diceva che era vergogna.
Mi hanno sferzato
mi hanno lasciato nudo
e mi hanno appeso ben in alto
su una croce per morirvi.

Io danzavo il Venerdì,
quando il cielo divenne tenebre.
Oh, è difficile danzare
con il demonio sulle spalle!
Essi hanno sepolto il mio corpo
e hanno creduto che fosse tutto finito,
ma io sono la danza
e guido sempre il ballo.

Essi hanno voluto sopprimermi
ma io sono balzato ancora più in alto
perché io sono la Vita
che non può morire:
e io vivrò in voi e voi vivrete in me
perché io sono, dice Dio,
il Signore della danza.

Buona Pasqua!

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VIA CRUCIS DELLA E PER LA COMUNITÀ DI SANTA CATERINA DA SIENA

Venerdì Santo, 10 aprile 2020 – ore 15.00

G = guida        L = lettore       T = tutti

G. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

T.  Amen.

G.  La Via della Croce è la via della vita. Essa è al centro del mistero della salvezza, del grande amore di Dio, il quale amandoci ha dato per noi il suo Figlio. Seguendo Cristo, percorriamo l’itinerario del dolore che sboccia in gioia, della crocifissione che prepara la risurrezione, della morte che si muta in vita. 
Percorriamo e meditiamo questo cammino di salvezza in comunione con la Chiesa, nella quale perennemente si rinnova il martirio del suo Capo e suo Sposo.
G.  Preghiamo.
O Dio, che hai redento l’uomo col sangue prezioso del tuo Figlio unigenito concedi a tutti noi la sapienza della croce per celebrare con fede i misteri della passione del tuo Figlio e gustare la dolcezza del tuo perdono. Per Cristo nostro Signore. Amen.

G.  Prima Stazione:
Gesù è condannato a morte.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal Vangelo secondo Matteo
Tutto il popolo disse: «Il Suo Sangue ricada sopra noi e sopra i nostri figli!». Allora Pilato liberò Barabba e consegnò Gesù ai soldati perché fosse croci. fisso (Mt. 27, 2526).

breve commento e preghiera: Gruppo catechisti

L.  Com’è bella la dolcezza di Gesù davanti alla gente che vuole ucciderlo. Com’è paziente, com’è sereno. Risponde con calma, ma chi crederebbe che lui è il Figlio di Dio? Si rifiutano di ascoltarlo, lo accusano di bestemmia. Ma come avrebbe potuto parlare male di Dio, lui che è la Parola di Dio? Quando condanno gli altri, quando li giudico, sei Tu Gesù che rifiuto.
G.  Preghiamo:
T.  Signore Gesù, tu che non hai mai condannato nessuno, insegnami ad amare come tu solo sai amare.

T.  Padre nostro….

G.  Seconda Stazione:
Gesù è caricato della Croce

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal vangelo secondo Giovanni
Presero dunque Gesù e lo condussero via. Ed Egli, portando la Croce, uscì verso il luogo chiamato Calvario, in ebraico Golgota (Gv. 19,16-17).

breve commento e preghiera: Gruppo ACR 12-14

L.  Per molti di noi questo periodo è pesante addirittura come la croce per Gesù. Pensiamo ad esempio agli anziani soli, a chi ha familiari lontani o ammalati. Per noi a volte è un peso solo perché non vediamo gli amici e i parenti, o perché proviamo noia, o semplicemente perché non possiamo fare una semplice passeggiata.

G.  Preghiamo:

T.  Signore, fa’ che questa quarantena ci possa aiutare nel bene. Anche se è un peso, fa’ che ne possiamo trarre qualcosa di positivo. Amen.

T.  Padre nostro….

G.  Terza Stazione:
La prima caduta.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal libro del profeta Isaia
Il Signore fece ricadere su di Lui l’iniquità di noi tutti ed Egli ha portato il peccato della moltitudine (Isaia 15, 6 e 12).

breve commento e preghiera: Gruppo Vangelo

L.  Guardare a Gesù steso nella polvere della strada ci fa provare insieme pietà e paura: come può salvarci questo Dio così debole?

Un Dio a terra, schiacciato dal peso della croce, del male seminato nel passato, oggi, e nel tempo a venire. Fossimo nati in quel tempo da che parte saremmo stati, quella del disprezzo per un balordo ormai finito o quella della compassione per una vittima dell’egoismo collettivo? È una domanda che dobbiamo farci davanti alla moltitudine di derelitti che ci circondano oggi; poveri incivili incapaci di farsi un minimo di strada nella vita, a cui bonariamente concedere i nostri avanzi o anch’essi, come il Cristo, troppo spesso vittime innocenti della nostra iniquità?

G.  Preghiamo:

T.  Gesù di Nazareth, verbo di Dio, dacci il coraggio di vedere nel profondo del mistero della tua debolezza, per scoprire quello della debolezza nostra e di tanti esseri umani che soffrono molto più di noi: aiutaci a vincere la nostra indifferenza, che giustifichiamo puntando il dito contro il peccato che spesso è frutto della miseria.

Che possiamo chinarci sui fratelli caduti perché, nell’abbraccio, possano rialzarsi.

T.  Padre nostro….

G.  Quarta Stazione:
Gesù incontra sua Madre.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal libro delle Lamentazioni
Guardate e vedete se c’è un dolore simile al mio! (Lam. 1, 12).

breve commento e preghiera: Gruppo Caterinati

L.  Il “Sì” di Maria, la sua accettazione del progetto divino, incontra qui il punto di maggior sofferenza. Il dolore che Gesù patisce nel corpo flagellato e gravato del legno della croce, si muta in lei in angoscia e sofferenza spirituale. Gesù e la Madre, assieme, riassumono in se stessi tutti i dolori dell’umanità di tutti i tempi.

Solo la Pasqua di Risurrezione, col suo dominio sulla morte, avrà il potere di sollevare da questo stato di prostrazione donando all’umanità la forza della speranza.

G.  Preghiamo:

T.  Padre Santo, concedi a noi di partecipare alle sofferenze di Maria Vergine e madre, e fa che possiamo arrivare con lei alla gioia della Risurrezione. Amen.

T.  Padre nostro….

G.  Quinta Stazione:
Gesù aiutato da Simone di Cirene.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal vangelo secondo Matteo
Nell’uscire trovarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e i soldati lo costrinsero a portare la Croce di Lui (Mt. 27,1-32).

breve commento e preghiera: Capi Scout

L.  Sarebbe stato più facile per Simone maledirLo poiché, per colpa Sua, è stato costretto a portare quel fardello. Invece, non è stato così: ha deciso di aiutarLo a sostenere quel peso, alleviandoGli un po’ il dolore. Questo ci ricorda che i problemi della vita non ci devono abbattere, non siamo soli, se sappiamo accettare di lasciarci aiutare dalle persone.

Non a caso, infatti, l’episodio del Cireneo ci fa capire anche che Gesù ha permesso di essere aiutato. La condivisione delle fatiche, dei dolori, delle difficoltà ci fa scoprire i rapporti più veri.

G.  Preghiamo:

T.  Signore, le nostre croci e quelle dei nostri fratelli pesano. Insegnaci a ringraziarTi quando dobbiamo portarla per un nostro fratello: per lui la strada sarà più leggera. Insegnaci a lasciarci aiutare quando è un fratello a voler condividere la nostra.

T.  Padre nostro….

G.  Sesta Stazione:
La Veronica asciuga il Volto di Gesù.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal libro del profeta Isaia
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. (Isaia, 53, 2-3).

breve commento e preghiera: Gruppo Giovani ACI

L.  Gesù, “disprezzato e reietto dagli uomini”, sale al Golgota. Nessuno osa avvicinarsi a lui, circondato dalla folla e dai soldati. Solo una donna prova compassione di un uomo sofferente e, rompendo il cerchio di disprezzo attorno a lui, si avvicina a Gesù. Con un panno asciuga il volto sudato e sanguinante del condannato a morte. Compiendo così un gesto semplice ma coraggioso, la Veronica incarna l’insegnamento di Gesù: “Quello che avete fatto al più piccolo tra voi, lo avete fatto a me”.

G.  Preghiamo:

T.  Quanto è difficile oggi sbilanciarsi per paura di essere giudicati e apparire deboli! O Signore, aiutaci a riconoscere la tua presenza in chi è in difficoltà e a trovare la forza della compassione, come Veronica sulla strada per il Golgota.

T.  Padre nostro….

G.  Settima Stazione:
La seconda caduta.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal libro dei Salmi
Io sono prostrato nella polvere; dammi vita secondo la tua parola! (Sal 118, 25).

breve commento e preghiera: Gruppo Giovanissimi AC

L.  In mezzo a questa situazione stiamo affrontando l’arrivo di una seconda caduta, non fisica ma sociale ed economica. Come Gesù anche noi oggi, siamo sopraffatti da una sofferenza che non ci lascia libertà. Questa polvere che ci circonda rischia farci cadere nella diffidenza verso il prossimo ma allo stesso tempo ci fa sentire tutti parte dello stesso mondo.

G.  Preghiamo:

T.  Aiutaci Signore a restare vicini nelle difficoltà nonostante la paura e a trovare la forza e il coraggio di rialzarci come hai fatto Tu.

T.  Padre nostro….

G.  Ottava Stazione:
Gesù incontra le pie donne.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal vangelo secondo Luca
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltatosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma su voi stesse e sui vostri figli» (Lc. 23, 27-29):

breve commento e preghiera: Gruppo Scout – Esploratori

L.  Lungo il cammino, alcune donne piangevano e facevano lamenti. Sentono compassione vedendolo passare spossato. Gesù, dimenticando la sua sofferenza, rompe il suo silenzio per esortarle a guardare alla loro miseria, ad aprire il loro cuore e a cambiare la loro vita. Propone anche a noi di convertire il nostro cuore, i nostri pensieri, le nostre parole e azioni.

G.  Preghiamo:

T.  Tu lo sai, Signore, che io guardo più facilmente i difetti degli altri piuttosto che i miei! Insegnami a riconoscere i miei peccati, e a seguirti nel cammino del perdono. Aiutami a uscire dal mio egoismo e ad aprire il mio cuore.

T.  Padre nostro….

G.  Nona Stazione:
La terza caduta.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dalla lettera di s. Paolo apostolo ai Filippesi
Gesù Cristo. pur essendo di natura divina umiliò se stesso, rendendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce: per questo Dio lo ha esaltato (Fil. 21 5-9).

breve commento e preghiera: Gruppo Scout – Scolte

L.  Quanto ti sentiamo vicino a noi Signore, in questa tua terza caduta.

Quanto la tua umanità in questo momento è tangibile, vera, concreta.

Ti fai vicino a noi, ci fai sentire meno soli, meno fragili, perché ci fai capire che possiamo trovare in te la forza per rialzarci sempre.

È lo Spirito Santo a donare la forza. In questo periodo di grande sofferenza quanta gente soffre, e quanta gente si prende cura di chi soffre. Quante persone esercitano ogni giorno la pazienza e infondono speranza, avendo cura di non seminare panico ma responsabilità verso gli altri.

Non siamo autosufficienti, da soli affondiamo, come suggeriva Papa Francesco nella sua omelia, abbiamo bisogno del Signore nelle nostre vite per ritrovare la forza. Consegniamogli le nostre paure perché lui le vinca. Perché questa è la forza di Dio: egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con il Signore la vita non muore mai.

Abbracciare la sua croce allora significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che ci libera dalla paura e ci infonde speranza e forza.

G.  Preghiamo:

T.  Cadere ancora è il più umano degli atti, compagno della fragilità e del vivere umano.

E Tu cadesti ancora, umanissimo Dio, venuto nella carne,

per abitarla sin negli abissi del suo bisogno di vita, di forza, di luce…

Proprio così, la Tua vittoria è la nostra.

Alle nostre cadute Tu doni speranza e il Tuo amore ci aiuta oltre ogni caduta

a superare la prova e a vincere il silenzio della morte. Cristo pietà.

T.  Padre nostro….

G.  Decima Stazione:
Gesù spogliato delle vesti.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal libro dei Salmi
Io sono un verme e non un uomo, infamia degli uomini e rifiuto del mio popolo. Quelli che mi vedono mi scherniscono. mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte (Sal 21).

breve commento e preghiera: Gruppo Scout – Guide

L.  Gesù viene spogliato delle sue vesti, viene trattato come uno degli ultimi, come un uomo che non è degno nemmeno di un pezzo di stoffa per coprirsi. Davanti ad un Gesù privato della sua dignità non possiamo che domandarci quante e quali siano le vesti che ogni giorno portiamo addosso, che coprono la nostra nudità, sono tutte necessarie? Chiediamoci inoltre se le nostre azioni hanno come fine quello di “coprire” e prendersi cura del prossimo, piuttosto che andare a spogliarlo.

G.  Preghiamo:

T.  Signore, seguendo l’esempio del Tuo Figlio Gesù,

donaci la capacità di dare gratuitamente a chi ci sta accanto,

aiutaci a spogliarci delle vesti che abbiamo di troppo,

rendici sempre pronti a rivestire chi ne ha più bisogno

T.  Padre nostro….

G.  Undecima Stazione:
Gesù è inchiodato alla Croce.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal vangelo secondo Matteo
E giunsero al luogo detto Golgota, che tradotto significa luogo del teschio. Gli offersero del vino con mirra, ma Egli non ne prese. Poi lo crocifissero. Era l’ora terza quando lo crocifissero. Gesù diceva. «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!» (Mc. 15, 22-25; Lc. 23, 34).

breve commento e preghiera: Gruppo Scout – Lupetti

L.  Ci sono oggetti cui guardiamo con sospetto: per noi sono strumenti di morte. I chiodi della croce di Cristo per noi sono uno strumento di tortura. Eppure sono solo strumenti. Anche quando le persone che li usano fanno il male. Oggi il Signore cambia il nostro modo di guardare: gli stessi strumenti che altri vedono e usano come strumento di punizione, ora sorreggono il suo corpo perché egli possa essere innalzato per la nostra salvezza. Quante volte i chiodi che ci hanno ferito sono diventati i nostri punti d’appoggio?

Quanti momenti difficili della nostra vita ora ricordiamo volentieri, ricordando e benedicendo chi in quel momento ci ha teso una mano?

G.  Preghiamo:

T.  Signore fa di noi quel chiodo che sostiene il corpo di Cristo. Aiutaci ad essere noi quella mano tesa, su cui il nostro prossimo possa appoggiarsi.

T.  Padre nostro….

G.  Dodicesima Stazione:
Gesù muore in Croce.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal vangelo secondo Luca
Era verso mezzogiorno quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Gesù. gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito!». E, detto questo, spirò (Lc. 23, 45-46).

breve commento e preghiera: Gruppo Scout – Rover

L.  Tutto si è concluso ormai, dopo il suo grido “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”.

Gesù emette l’ultimo respiro, il Dio fatto carne ha voluto sperimentare la condizione dell’uomo con tutte le sue debolezze e manchevolezze, il suo sentirsi abbandonato, il suo perdere la fiducia e provare il grande dolore nel momento del trapasso. Gesù muore sulla Croce per farci capire che la morte non è la fine di tutto ma l’inizio di una nuova vita o meglio il ritorno alla casa del Padre; da dove siamo venuti là torneremo.

Gesù ci ha rivelato la Sua natura divina, non ha tenuto nascosti i suoi tesori ma li ha voluti condividere con noi. Seguiamo il Suo esempio, apriamo il nostro cuore e doniamo il nostro amore incondizionato al prossimo; diamo amore come Lui lo ha dato a noi.

G.  Preghiamo:

T.  E la Parola tacque, immersa nell’ultimo silenzio. Mai silenzio fu più grande e tenebra più fitta. Si spegneva la Luce che illumina ogni uomo, taceva la Parola. Sospesa, la Terra attendeva e il cuore del mondo batteva nell’ansia della notte che prepara all’aurora della Tua resurrezione.

Signore, in questo periodo buio per l’umanità, fa che possiamo guardare a Te con speranza e fiducia; sostieni chi affronta la malattia, chi in prima linea combatte questo nuovo nemico, e accogli coloro i quali, in solitudine, sono passati dalla Vita alla Vita nella speranza della resurrezione.

Amen

T.  Padre nostro….

G.  Tredicesima Stazione:
Gesù è deposto dalla Croce.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dai vangeli secondo Giovanni e Marco
Uno dei soldati gli trafisse il costato con la lancia: e subito ne uscì sangue e acqua… Poi Giuseppe d’ Arimatea, comprato un lenzuolo, calò Gesù dalla Croce (Gv. 19, 34; Mc. 15, 46).

breve commento e preghiera: Gruppo Educatori ACR

L.  Gesù è morto sulla croce. Giuseppe d’Arimatea è uno dei più ricchi dei discepoli di Gesù, ma aveva seguito il suo Maestro in segreto. Ora, prende coraggio e si presenta a cospetto di Pilato, domandando il corpo di un condannato a morte, altrimenti destinato a una sepoltura comune. Ma Giuseppe onora colui che altri avevano abbandonato e, deposto Gesù dalla croce, avvolge in soffici bende il corpo martoriato e lo depone in un sepolcro che aveva comprato.

G.  Preghiamo:

T.  O Signore, ti preghiamo per tutte quelle persone che in questo periodo ci stanno lasciando senza poter ricevere l’ultimo saluto dai loro cari: accompagnale a te e conforta coloro che sono rimasti su questa terra. 

T.  Padre nostro….

G.  Quattordicesima Stazione:
Gesù è sepolto.

Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo

T.  perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

G.  Dal vangelo secondo Marco
Giuseppe d’Arimatea, avvolse Gesù nel lenzuolo e lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro (Mc. 15,46).

breve commento e preghiera: Marco Eugenio

L.  In questo momento di scoraggiamento in cui viviamo il venerdì santo in compagnia anche di questo virus letale, sentiamo ancora più forte il peso della nostra sofferenza, dell’angoscia e dell’impossibilità; restano chiare le parole: “in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” ( Gv 12, 24 ). Dio ha dato la vita per noi ma tutto non finisce nella morte, lui ci ha detto che “la vostra tristezza si cambierà in gioia” ( Gv 16,20 ) .

G.  Preghiamo:

T.  Signore della morte e della vita, a volte sembra che il male sia più forte del bene ci fa paura la morte tanto da impedirci di intravvedere la vera vita. aiutaci ad avere fede salda che ci faccia scorgere il sabato santo vigilia di resurrezione. Sostienici in questo particolare momento che ci richiama ancora con più forza alla festa di Dio, in questa attesa di paura, di tempesta, di morte, aumenta la nostra fede.

T.  Padre nostro….

PREGHIERA CONCLUSIVA

T.  Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Nelle tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da te.
Dal nemico maligno difendimi.
Nell’ora della mia morte chiamami
e comandami di venire a te
a lodarti con i tuoi santi
nei secoli dei secoli. Amen
G.  Ci benedica Dio onnipotente Padre, e Figlio e Spirito Santo. Amen

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Domenica 5 aprile 2020 – delle Palme

Prima Lettura Dal libro del profeta Isaìa (Is 50,4-7)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

Seconda Lettura Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippèsi (Fil 2,6-11)
Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Vangelo Dal vangelo secondo Matteo (Mt 21,1-11)
Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due
discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un
puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma
li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del
profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una
bestia da soma”». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il

puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli
sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella
che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel
più alto dei cieli!». Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è
costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea».

(Il brano del Vangelo è quello che normalmente si legge all’inizio della celebrazione prima della processione.
Il Vangelo è quello della Passione del Signore dal Vangelo secondo Matteo 26,14-27,66)

— §§§ —

ATTO DI CONSACRAZIONE AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

Maria, nostra Madre e Regina,
veniamo fiduciosi qui a Monte Grisa
dove ci attendi con materna tenerezza
per mettere accanto al Tuo Cuore Immacolato
tutte le ansie e le paure che un terribile virus
continua ad alimentare nei nostri cuori smarriti;
raggiungi ogni uomo e ogni donna
con la consolante notizia che Dio è amore infinito.

Maria, nostra Madre e Regina,

con il fardello pesante del dolore, veniamo a pregarti
di accompagnare i nostri morti all’abbraccio del Padre celeste;
di sorreggere i malati nella prova della sofferenza
unendo la loro croce a quella del tuo Figlio Gesù;
di sostenere, con la grazia dello Spirito di Dio,
i medici, gli infermieri e quanti lottano contro il virus;
fa che il tuo manto sia un rifugio sicuro per tutti.


Maria, nostra Madre e Regina,
veniamo con l’anima paralizzata da tanti peccati
a chiederti la grazia della salute spirituale:
che la mente non resti senza la luce della fede,
che gli occhi non perdano l’orizzonte della speranza,
che le mani non si stanchino nelle opere di carità;
convinci i nostri cuori a implorare il perdono divino,
spronaci a riprendere uniti il cammino della vita insieme con Dio.

Maria, Madre e regina,

qui ai tuoi piedi e con tutto il nostro cuore, compiamo
l’atto di consacrare al tuo Cuore Immacolato

la nostra Chiesa affinché sia testimone fedele del Vangelo di Gesù,
la nostra Trieste affinché sia una città operosa e di pace,
le nostre famiglie affinché siano il perno per un domani migliore,
i bambini e gli anziani, i poveri e i senza lavoro a Te tanto cari.
Ascolta la nostra preghiera, Madre di Dio e Madre nostra! Amen.

+ Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo

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Domenica 29 marzo 2020 – quinta di Quaresima “A”

Prima Lettura Dal libro del profeta Ezechièle (Ez 37, 12-14)

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò». Oracolo del Signore Dio.

Seconda Lettura Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8, 8-11)

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 11, 1-45)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo».

Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro.

Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

— §§§ —

PREGHIERA DI BENEDIZIONE PER LA SALVAGUARDIA DELLA SALUTE

Viene accesa una candela che è posta dinnanzi ad una icona della Vergine Maria

Guida: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo   Tutti: Amen.

G: Benedetto Dio, autore della vita e dispensatore di ogni bene.   T: Amen.

G: Dio, nostro Padre, non abbandona i suoi figli e invita tutti a pregare e operare, perché in ogni situazione non manchi mai la fiducia nella sua provvidenza e il senso cristiano della speranza.

ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio. Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.

RESPONSORIO Sal 33 (34), 2-3 4-5 8-9

T: Il Signore è con noi nell’ora della prova.

Lettore: Benedirò il Signore in ogni tempo,

sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore,

ascoltino gli umili e si rallegrino. T: Il Signore…

L: Celebrate con me il Signore,

esaltiamo insieme il suo nome.

Ho cercato il Signore e mi ha risposto

e da ogni timore mi ha liberato. T: Il Signore…

L: Guardate a lui e sarete raggianti,

non saranno confusi i vostri volti.

Questo povero grida e il Signore

lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce. T: Il Signore…

L: L’angelo del Signore si accampa

attorno a quelli che lo temono e li salva.

Gustate e vedete quanto è buono

il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia. T: Il Signore…

PREGHIERA DEI FEDELI

G Preghiamo Dio onnipotente, perché ci sostenga e ci illumini nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore e in ogni momento della nostra quotidiana fatica.

T: Dio, fonte di consolazione, ascoltaci.

L: Per tutti i figli di Dio che godono buona salute, perché facciano un uso saggio e generoso di questo dono, preghiamo T: Dio, fonte di…

L: Per coloro che sono gravemente infermi, perché avvertano accanto a sé la presenza di Cristo, medico e fratello nel dolore, e per tutti quelli che si dedicano al servizio dei malati, perché siano efficaci collaboratori della scienza e della provvidenza, preghiamo. T: Dio, fonte di…

L: Per tutti coloro che, impauriti dal contagio, non vivono più serenamente gli impegni quotidiani, perché, pur nell’osservanza scrupolosa delle norme igieniche indicate, ritrovino serenità interiore manifestando l’amore con altri gesti di affetto e solidarietà, preghiamo. T: Dio, fonte di…

L: Per tutti i cristiani che vivono in Italia, perché il necessario temporaneo astenersi dalla convocazione liturgica domenicale non sia motivo di scoraggiamento, ma si mantenga viva nella preghiera la dimensione ecclesiale di lode e di intercessione che si compie in Cristo Gesù Capo e Signore, preghiamo. T: Dio, fonte di…

L: Per la nostra famiglia e per tutte le famiglie che, come noi, sperimentano il desiderio di ritrovarsi insieme a celebrare l’eucarestia in parrocchia: perché la preghiera domestica, sia motivo di lode continuativa a Dio ed esprima il senso e la gioia dell’esistenza quotidiana, preghiamo. T: Dio, fonte di…

T: Padre nostro…

PREGHIERA DI BENEDIZIONE

G: Benedici noi tuoi figli, o Signore, che nella piena adesione alla tua volontà ti invochiamo mediante l’intercessione della Tutta Santa, la Madre di Dio e dei santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, patroni d’Italia, perché, liberati dal contagio e confermati dalla grazia del tuo Spirito, glorifichiamo in parole e opere il tuo santo nome.

Per Cristo nostro Signore. T: Amen

G: (facendosi il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. T: Amen

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Domenica 22 marzo 2020 – quarta di Quaresima “A”

Prima Lettura Dal primo libro di Samuele (1 Sam 16, 1b.4a. 6-7. 10-13a)

In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura.

Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge».

Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Seconda Lettura Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (Ef 5, 8-14)

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente.

Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 9, 1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».

Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé».

Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».

Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

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PREGHIERA

Madre della Chiesa, e Madre nostra Maria,
raccogliamo nelle nostre mani
quanto un popolo è capace di offrirti;
l’innocenza dei bambini,
la generosità e l’entusiasmo dei giovani,
la sofferenza dei malati,
gli affetti più veri coltivati nelle famiglie,
la fatica dei lavoratori,
le angustie dei disoccupati,
la solitudine degli anziani,
l’angoscia di chi ricerca il senso vero dell’esistenza,
il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato,
i propositi e le speranze
di chi scopre l’amore del Padre,
la fedeltà e la dedizione
di chi spende le proprie energie nell’apostolato
e nelle opere di misericordia.
E Tu, o Vergine Santa, fa’ di noi
altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo.
Vogliamo che la nostra carità sia autentica,
così da ricondurre alla fede gli increduli,
conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti.
Concedi, o Maria, alla comunità civile
di progredire nella solidarietà,
di operare con vivo senso della giustizia,
di crescere sempre nella fraternità.

Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza
fino alle realtà eterne del Cielo.
Vergine Santissima, noi ci affidiamo a Te
e Ti invochiamo, perché ottenga alla Chiesa
di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo,
per far risplendere davanti al mondo
il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo.

San Giovanni Paolo II

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Domenica 15 marzo 2020 – terza di Quaresima “A”

Prima Lettura Dal libro dell’Èsodo. (Es 17, 3-7)

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?». Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».

Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà». Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Seconda Lettura Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani. (Rm 5, 1-2. 5-8)

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.

La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 4, 5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?».

I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».

Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.

Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».  In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia».

Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

— §§§ —

Preghiera dell’Arcivescovo alla Madonna della Salute nella prova del coronavirus

Madonna della Salute,
come tante volte nella storia della nostra Trieste,
veniamo a te smarriti e pieni di paura
per chiedere il conforto della tua materna presenza
che ci protegga dal pericolo del virus.

Consolatrice degli afflitti,
ottienici l’amore provvidente del Padre celeste,
che dona forza ai malati e a quanti li curano,
che sostiene chi lavora e produce,
che illumina i governanti nella scelta del bene comune.

Madre di misericordia,
rinsalda in noi la volontà di non peccare più,
e accompagnaci per mano dal Figlio tuo Gesù
che professiamo come unico nostro Salvatore
da amare con tutto il cuore e in cui sperare.

Vergine clemente e fedele,
implora la potente azione dello Spirito Consolatore
che lava ciò che è sordido,
che sana ciò che sanguina,
che riempie di verità e carità il cuore di tutti.

Madonna della Salute,
radunati sotto il tuo manto a te ci consacriamo,
fiduciosi che, dopo questo periodo di sofferenza,
farai tornare nella nostra Trieste, nell’Italia e nel mondo intero
il tempo della tranquillità operosa e serena. Amen!

+ Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo

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Domenica 8 marzo 2020 – seconda di Quaresima “A”

Prima Lettura Dal libro della Gènesi (Gn 12, 1-4a)

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:

«Vàttene dalla tua terra,

dalla tua parentela

e dalla casa di tuo padre,

verso la terra che io ti indicherò.

Farò di te una grande nazione

e ti benedirò,

renderò grande il tuo nome

e possa tu essere una benedizione.

Benedirò coloro che ti benediranno

e coloro che ti malediranno maledirò,

e in te si diranno benedette

tutte le famiglie della terra».

Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Seconda Lettura Dalla lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2 Tm 1, 8b-10)

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

Vangelo Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17, 1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

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Maria donna coraggiosa

Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni, ed. San Paolo

Santa Maria, donna coraggiosa, alcuni anni fa in una celebre omelia pronunciata a Zapopan nel Messico, Giovanni Paolo II ha scolpito il monumento più bello che il magistero della Chiesa abbia mai elevato alla tua umana fierezza, quando disse che tu ti presenti come modello «per coloro che non accettano passivamente le avverse circostanze della vita personale e sociale, né sono vittime dell’alienazione».

Dunque, tu non ti sei rassegnata a subire l’esistenza. Hai combattuto. Hai affrontato gli ostacoli a viso aperto. Hai reagito di fronte alle difficoltà personali e ti sei ribellata dinanzi alle ingiustizie sociali del tuo tempo. Non sei stata, cioè, quella donna tutta casa e chiesa che certe immagini devozionali vorrebbero farci passare. Sei scesa sulla strada e ne hai affrontato i pericoli, con la consapevolezza che i tuoi privilegi di Madre di Dio non ti avrebbero offerto isole pedonali capaci di preservarti dal traffico violento della vita.

Perciò, Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre ore di agonia sotto la croce hai assorbito come una spugna le afflizioni di

tutte le madri della terra, prestaci un po’ della tua fortezza.

Nel nome di Dio, vendicatore dei poveri, alimenta i moti di ribellione di chi si vede calpestato nella sua dignità. Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi. E conforta il pianto nascosto di tante donne che, nell’intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio.

Ma ispira anche la protesta delle madri lacerate negli affetti dai sistemi di forza e dalle ideologie di potere. Tu, simbolo delle donne irriducibili alla logica della violenza, guida i passi delle “madri-coraggio” perché scuotano l’omertà di tanti complici silenzi. Scendi in tutte le “piazze di maggio” del mondo per confortare coloro che piangono i figli desaparecidos. E quando suona la diana di guerra, convoca tutte le figlie di Eva perché si mettano sulla porta di casa e impediscano ai loro uomini di uscire, armati come Caino, ad ammazzare il fratello.

Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio. E se ci sfiora la tentazione di farla finita perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di speranza.

E allora, confortati dal tuo respiro, ti invocheremo con la preghiera più antica che sia stata scritta in tuo onore: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio; non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta». Così sia.

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Domenica 1° marzo 2020 – prima di Quaresima “A”

Prima Lettura Dal libro della Gènesi (Gn 2, 7-9; 3, 1-7)

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Seconda Lettura Dalla lettera di s. Paolo apostolo ai Romani. (Rm 5, 12-19)

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Vangelo Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4, 1-11)

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2020

«Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor.5,20)

Cari fratelli e sorelle!

Anche quest’anno il Signore ci concede un tempo propizio per prepararci a celebrare con cuore rinnovato il grande Mistero della morte e risurrezione di Gesù, cardine della vita cristiana personale e comunitaria. A questo Mistero dobbiamo ritornare continuamente, con la mente e con il cuore. Infatti, esso non cessa di crescere in noi nella misura in cui ci lasciamo coinvolgere dal suo dinamismo spirituale e aderiamo ad esso con risposta libera e generosa.

  1. Il Mistero pasquale, fondamento della conversione

La gioia del cristiano scaturisce dall’ascolto e dall’accoglienza della Buona Notizia della morte e risurrezione di Gesù: il kerygma. Esso riassume il Mistero di un amore «così reale, così vero, così concreto, che ci offre una relazione piena di dialogo sincero e fecondo» (Esort. ap. Christus vivit, 117). Chi crede in questo annuncio respinge la menzogna secondo cui la nostra vita sarebbe originata da noi stessi, mentre in realtà essa nasce dall’amore di Dio Padre, dalla sua volontà di dare la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Se invece si presta ascolto alla voce suadente del “padre della menzogna” (cfr Gv 8,45) si rischia di sprofondare nel baratro del nonsenso, sperimentando l’inferno già qui sulla terra, come testimoniano purtroppo molti eventi drammatici dell’esperienza umana personale e collettiva.

In questa Quaresima 2020 vorrei perciò estendere ad ogni cristiano quanto già ho scritto ai giovani nell’Esortazione apostolica Christus vivit: «Guarda le braccia aperte di Cristo crocifisso, lasciati salvare sempre nuovamente. E quando ti avvicini per confessare i tuoi peccati, credi fermamente nella sua misericordia che ti libera dalla colpa…

  1. Urgenza della conversione

È salutare contemplare più a fondo il Mistero pasquale, grazie al quale ci è stata donata la misericordia di Dio. L’esperienza della misericordia, infatti, è possibile solo in un “faccia a faccia” col Signore crocifisso e risorto «che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Un dialogo cuore a cuore, da amico ad amico.

Ecco perché la preghiera è tanto importante nel tempo quaresimale. Prima che essere un dovere, essa esprime l’esigenza di corrispondere all’amore di Dio, che sempre ci precede e ci sostiene. Il cristiano, infatti, prega nella consapevolezza di essere indegnamente amato. La preghiera potrà assumere forme diverse, ma ciò che veramente conta agli occhi di Dio è che essa scavi dentro di noi, arrivando a scalfire la durezza del nostro cuore, per convertirlo sempre più a Lui e alla sua volontà….

  1. L’appassionata volontà di Dio di dialogare con i suoi figli

Il fatto che il Signore ci offra ancora una volta un tempo favorevole alla nostra conversione non dobbiamo mai darlo per scontato. Questa nuova opportunità dovrebbe suscitare in noi un senso di riconoscenza e scuoterci dal nostro torpore. Malgrado la presenza, talvolta anche drammatica, del male nella nostra vita, come in quella della Chiesa e del mondo, questo spazio offerto al cambiamento di rotta esprime la tenace volontà di Dio di non interrompere il dialogo di salvezza con noi. In Gesù crocifisso, che «Dio fece peccato in nostro favore» (2Cor 5,21), questa volontà è arrivata al punto di far ricadere sul suo Figlio tutti i nostri peccati, fino a “mettere Dio contro Dio” come disse Papa Benedetto XVI (cfr Enc. Deus caritas est, 12). Dio infatti ama anche i suoi nemici (cfr Mt 5,43-48).

  1. Una ricchezza da condividere, non da accumulare solo per sé

Mettere il Mistero pasquale al centro della vita significa sentire compassione per le piaghe di Cristo crocifisso presenti nelle tante vittime innocenti delle guerre, dei soprusi contro la vita, dal nascituro fino all’anziano, delle molteplici forme di violenza, dei disastri ambientali, dell’iniqua distribuzione dei beni della terra, del traffico di esseri umani in tutte le sue forme e della sete sfrenata di guadagno, che è una forma di idolatria.

Anche oggi è importante richiamare gli uomini e le donne di buona volontà alla condivisione dei propri beni con i più bisognosi attraverso l’elemosina, come forma di partecipazione personale all’edificazione di un mondo più equo…

(http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/lent/documents/papa-francesco_20191007_messaggio-quaresima2020.html

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Domenica 23 febbraio 2020 – settima del t. o.

Prima Lettura Dal libro del Levitico (Lv 19, 1-2. 17-18)

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.

Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”.

Seconda Lettura Dalla prima lettera di s. Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 3, 16-23)

Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. Nessuno si illuda.

Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani». Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro!

Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Vangelo Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 38-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

— §§§ —

DIOCESI DI TRIESTE

ESORTAZIONE APOSTOLICA QUERIDA AMAZONIA

DI PAPA FRANCESCO

Presentazione

+ Giampaolo Crepaldi

Carissimi fratelli e sorelle,

il 12 di febbraio è stata resa pubblica l’Esortazione apostolica Querida Amazonia di Papa Francesco, che giunge dopo la celebrazione del Sinodo speciale che si era tenuto in Vaticano nel mese di ottobre dell’anno scorso sul tema Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale. Da una veloce lettura del documento pontificio mi pare che i pilastri che ne sostengono l’impianto siano soprattutto due, entrambi mutuati dalla dottrina sociale della Chiesa. In primo luogo, il principio dell’opzione preferenziale per i poveri che sollecita a guardare alla realtà dell’Amazzonia con gli occhi dei poveri, facendoci evangelicamente guidare da loro nella comprensione dei drammatici problemi della loro terra; in secondo luogo, l’invito ad utilizzare l’approccio tipico della sapienza cristiana nell’affrontare le questioni ambientali, quello che viene comunemente denominato ecologia integrale o umana, dove i vari elementi – quello propriamente ambientale, quello sociale e culturale – vengono considerati e tenuti insieme a partire da una visione integrale dell’uomo….

L’Esortazione è un testo in cui troviamo espressa la mens propria di Papa Francesco, i suoi sogni sui quali sono stati articolati i vari capitoli del documento e delineate le sue attese e aspettative nei confronti dell’Amazzonia. Sogni che non hanno prodotto un “libro dei sogni”, ma che, con realismo cristiano, indicano passi concreti da fare sul piano spirituale e pastorale.

Per invogliarvi a leggere l’Esortazione, consentitemi ora di richiamare brevissimamente alcuni passaggi del documento che aiutano a decifrare i sogni del Santo Padre.

– Il sogno sociale: “Il nostro sogno è quello di un’Amazzonia che integri e promuova tutti i suoi abitanti perché possano consolidare un “buon vivere”. Ma c’è bisogno di un grido profetico e di un arduo impegno per i più poveri. Infatti, benché l’Amazzonia si trovi di fronte a un disastro ecologico, va rilevato che «un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri». Non ci serve un conservazionismo «che si preoccupa del bioma ma ignora i popoli amazzonici»” (n. 8).

– Il sogno culturale: “Il tema è promuovere l’Amazzonia; ciò però non significa colonizzarla culturalmente, bensì fare in modo che essa stessa tragga da sé il meglio. Questo è il senso della migliore opera educativa: coltivare senza sradicare; far crescere senza indebolire l’identità; promuovere senza invadere. Come ci sono potenzialità nella natura che potrebbero andare perdute per sempre, lo stesso può succedere con culture portatrici di un messaggio ancora non ascoltato e che oggi si trovano minacciate come non mai” (n. 28).

– Il sogno ecologico: “In una realtà culturale come l’Amazzonia, dove esiste una relazione così stretta dell’essere umano con la natura, l’esistenza quotidiana è sempre cosmica. Liberare gli altri dalle loro schiavitù implica certamente prendersi cura dell’ambiente e proteggerlo, ma ancor più aiutare il cuore dell’uomo ad aprirsi con fiducia a quel Dio che non solo ha creato tutto ciò che esiste, ma ci ha anche donato sé stesso in Gesù Cristo. Il Signore, che per primo ha cura di noi, ci insegna a prenderci cura dei nostri fratelli e sorelle e dell’ambiente che ogni giorno Egli ci regala. Questa è la prima ecologia di cui abbiamo bisogno. In Amazzonia si comprendono meglio le parole di Benedetto XVI quando diceva che «accanto all’ecologia della natura c’è un’ecologia che potremmo dire “umana”, la quale a sua volta richiede un’”ecologia sociale”. E ciò comporta che l’umanità […] debba tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l’ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e l’ecologia umana». L’insistenza sul fatto che «tutto è connesso» vale in modo speciale per un territorio come l’Amazzonia” (n. 41).

– Il sogno ecclesiale: “La Chiesa è chiamata a camminare con i popoli dell’Amazzonia. In America Latina questo cammino ha avuto espressioni privilegiate come la Conferenza di Vescovi a Medellín (1968) e la sua applicazione all’Amazzonia a Santarem (1972); e poi a Puebla (1979), Santo Domingo (1992) e Aparecida (2007). La strada prosegue e il compito missionario, se vuole sviluppare una Chiesa dal volto amazzonico, deve crescere in una cultura dell’incontro verso una «pluriforme armonia». Ma perché sia possibile questa incarnazione della Chiesa e del Vangelo deve risuonare, sempre nuovamente, il grande annuncio missionario” (n. 61)…

(il testo completo su www.diocesi.trieste.it)

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Domenica 16 febbraio 2020 – sesta del t. o.

 Prima Lettura  Dal libro del Siràcide (Sir 15, 15-20)
Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.

Seconda Lettura Dalla prima lettera di s. Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor  2, 6-10)

Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.

Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

Ma, come sta scritto: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano». Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Vangelo Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 17-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.

Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.  Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.

Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.  Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!

Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio”; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.

E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio”; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno».

— §§§ —

A cosa serve leggere la Bibbia?

C’era un ragazzo che viveva con suo nonno in una fattoria. Ogni mattina il nonno, che era cristiano, si alzava presto e dedicava del tempo a leggere le Scritture.

Il nipote cercava di imitarlo in qualche modo, ma un giorno chiese: «Nonno, io cerco di leggere la Bibbia ma anche le poche volte che riesco a capirci qualcosa, la dimentico quasi subito. Allora a cosa serve? Tanto vale che non la legga più!».

Il nonno terminò tranquillamente di mettere nella stufa il carbone che stava in una cesta, poi disse al nipote: «Vai al fiume, e portami una cesta d’acqua». Il ragazzo andò, ma ovviamente quando tornò non era rimasta acqua nella cesta. Il nonno ridacchiò e disse: «Beh, devi essere un po’ più rapido. Dai, muoviti, torna al fiume e prendi l’acqua». Anche questo secondo tentativo, naturalmente, fallì.

Il nipote, senza fiato, disse che era una cosa impossibile, e si mise a cercare un secchio. Ma il nonno insistette: «Non ti ho chiesto un secchio d’acqua, ma una cesta d’acqua. Torna al fiume». A quel punto il giovane sapeva che non ce l’avrebbe fatta, ma andò ugualmente per dimostrare al vecchio che era inutile, per quanto fosse svelto l’acqua filtrava dai buchi della cesta. Così tornò al fiume e portò la cesta vuota al nonno, dicendo: «Vedi? Non serve a niente!».

«Sei sicuro? – disse il nonno – Guarda un po’ la cesta». Il ragazzo guardò: la cesta, che prima era tutta nera di carbone, adesso era perfettamente pulita!

«Figlio, questo è ciò che succede quando leggi la Bibbia. Non capirai tutto, né ricorderai sempre ciò che hai letto, ma quando la leggi ti cambierà dall’interno. Dio lavora così nella nostra vita, ci raffina interiormente e a poco a poco ci trasforma perché possiamo assomigliargli».

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Domenica 9 febbraio 2020 – quinta del t. o.

Prima Lettura Dal libro del profeta Isaìa (Is 58, 7-10)

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

Seconda Lettura Dalla prima lettera di s. Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 2, 1-5)

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.

Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

Vangelo Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

— §§§ —

Preghiera per la XXVIII Giornata Mondiale del Malato

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,
e io vi darò ristoro» (Mt 11,28)

11 febbraio 2020

Padre onnipotente, Signore del cielo e della terra,

tu hai rivelato ai piccoli i misteri del regno dei cieli.

Nella malattia e nella sofferenza

ci fai sperimentare la nostra vulnerabilità

di fragili creature:

donaci in abbondanza la tua benevolenza.

Figlio unigenito,

che ti sei addossato le sofferenze dell’uomo,

sostienici nella malattia e aiutaci a portare il tuo giogo,

imparando da te che sei mite e umile di cuore.

Spirito Santo, Consolatore perfetto,

chiediamo di essere ristorati

nella stanchezza e oppressione,

perché possiamo diventare noi stessi

strumenti del tuo amore che consola.

Donaci la forza per vivere, la fede per abbandonarci a te,

la sicura speranza dell’incontro per la vita senza fine.

Maria, Madre di Dio e Madre nostra,

accompagnaci alla fonte dell’acqua viva

che zampilla e ristora per I ‘eternità.

Amen.

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Domenica 2 febbraio 2020 – Presentazione di Gesù al tempio

Prima Lettura Dal libro del profeta Malachìa (Ml 3,1-4)

Così dice il Signore Dio «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.

Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Seconda Lettura Dalla lettera agli Ebrei (Eb 2,14-18)

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.

Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Vangelo Dal vangelo secondo Luca (Lc 2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace,

secondo la tua parola,

perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,

preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti

e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser.

Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. 

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Inno alla Vita

(Santa Madre Teresa di Calcutta)

La vita è un’opportunità, coglila.

La vita è bellezza, ammirala.

La vita è beatitudine, assaporala.

La vita è un sogno, fanne una realtà.

La vita è una sfida, affrontala.

La vita è un dovere, compilo.

La vita è un gioco, giocalo.

La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è una ricchezza, conservala.

La vita è amore, donala.

La vita è un mistero, scoprilo.

La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.

La vita è un inno, cantalo.

La vita è una lotta, accettala.

La vita è un’avventura, rischiala.

La vita è felicità, meritala.

La vita è la vita, difendila.

 

— §§§ —

Signore Gesù,

che fedelmente visiti e colmi con la tua Presenza la Chiesa

e la storia degli uomini, noi ti adoriamo e ti benediciamo.

Ridesta in noi il rispetto per ogni vita umana nascente,

rendici capaci di scorgere nel frutto del grembo materno

la mirabile opera del Creatore,

disponi i nostri cuori alla generosa accoglienza

di ogni bambino che si affaccia alla vita.

Benedici le famiglie, santifica l’unione degli sposi, rendi fecondo il loro amore. Accompagna con la luce del tuo Spirito

le scelte delle assemblee legislative,

perché i popoli e le nazioni riconoscano e rispettino la sacralità della vita,

di ogni vita umana.

Guida l’opera degli scienziati e dei medici,

perché il progresso contribuisca al bene integrale della persona

e nessuno patisca oppressione e ingiustizia.

Dona carità creativa agli amministratori e agli economisti,

perché sappiano intuire e promuovere condizioni sufficienti

affinché le giovani famiglie possano serenamente aprirsi

alla nascita di nuovi figli.

Consola le coppie di sposi che soffrono a causa dell’impossibilità ad avere figli, e nella tua bontà provvedi.

Educa tutti a prendersi cura dei bambini orfani o abbandonati,

perché possano sperimentare il calore della tua Carità,

la consolazione del tuo Cuore divino.

Con Maria tua Madre, la grande credente,

nel cui grembo hai assunto la nostra natura umana,

attendiamo da Te, unico nostro vero Bene e Salvatore,

la forza di amare e servire la vita, in attesa di vivere sempre in Te,

nella comunione della Trinità Beata. Amen

Papa Benedetto XVI

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Domenica 26 gennaio 2020 – terza del t. o. –  “della Parola”

Prima Lettura Dal libro del profeta Isaia (Is 8,23b – 9,3)

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali,

ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.

Il popolo che camminava nelle tenebre

ha visto una grande luce;

su coloro che abitavano in terra tenebrosa

una luce rifulse.

Hai moltiplicato la gioia,

hai aumentato la letizia.

Gioiscono davanti a te

come si gioisce quando si miete

e come si esulta quando si divide la preda.

Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,

la sbarra sulle sue spalle,

e il bastone del suo aguzzino,

come nel giorno di Mádian.

Seconda Lettura Dalla prima lettera di s. Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 1 1,10-13. 17)

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire. Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie.

Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo». È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Vangelo Dal vangelo secondo Matteo (Mt 4, 12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».  Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

— §§§ —

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente
per la 42ª Giornata Nazionale per la Vita
2 febbraio 2020

Aprite le porte alla Vita

Desiderio di vita sensata

  1. “Che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?” (Mt 19,16). La domanda che il giovane rivolge a Gesù ce la poniamo tutti, anche se non sempre la lasciamo affiorare con chiarezza: rimane sommersa dalle preoccupazioni quotidiane. Nell’anelito di quell’uomo traspare il desiderio di trovare un senso convincente all’esistenza.

Gesù ascolta la domanda, l’accoglie e risponde: “Se vuoi entrare nella vita osserva i comandamenti” (v. 17). La risposta introduce un cambiamento – da avere a entrare – che comporta un capovolgimento radicale dello sguardo: la vita non è un oggetto da possedere o un manufatto da produrre, è piuttosto una promessa di bene, a cui possiamo partecipare, decidendo di aprirle le porte. Così la vita nel tempo è segno della vita eterna, che dice la destinazione verso cui siamo incamminati.

Dalla riconoscenza alla cura

  1. È solo vivendo in prima persona questa esperienza che la logica della nostra esistenza può cambiare e spalancare le porte a ogni vita che nasce. Per questo papa Francesco ci dice: “L’appartenenza originaria alla carne precede e rende possibile ogni ulteriore consapevolezza e riflessione”. All’inizio c’è lo stupore. Tutto nasce dalla meraviglia e poi pian piano ci si rende conto che non siamo l’origine di noi stessi. “Possiamo solo diventare consapevoli di essere in vita una volta che già l’abbiamo ricevuta, prima di ogni nostra intenzione e decisione. Vivere significa necessariamente essere figli, accolti e curati, anche se talvolta in modo inadeguato”.

È vero. Non tutti fanno l’esperienza di essere accolti da coloro che li hanno generati: numerose sono le forme di aborto, di abbandono, di maltrattamento e di abuso.

Davanti a queste azioni disumane ogni persona prova un senso di ribellione o di vergogna. Dietro a questi sentimenti si nasconde l’attesa delusa e tradita, ma può fiorire anche la speranza radicale di far fruttare i talenti ricevuti (cfr. Mt 25, 16-30). Solo così si può diventare responsabili verso gli altri e “gettare un ponte tra quella cura che si è ricevuta fin dall’inizio della vita, e che ha consentito ad essa di dispiegarsi in tutto l’arco del suo svolgersi, e la cura da prestare responsabilmente agli altri”.

Se diventiamo consapevoli e riconoscenti della porta che ci è stata aperta, e di cui la nostra carne, con le sue relazioni e incontri, è testimonianza, potremo aprire la porta agli altri viventi. Nasce da qui l’impegno di custodire e proteggere la vita umana dall’inizio fino al suo naturale termine e di combattere ogni forma di violazione della dignità, anche quando è in gioco la tecnologia o l’economia.

La cura del corpo, in questo modo, non cade nell’idolatria o nel ripiegamento su noi stessi, ma diventa la porta che ci apre a uno sguardo rinnovato sul mondo intero: i rapporti con gli altri e il creato.

Ospitare l’imprevedibile

  1. Sarà lasciandoci coinvolgere e partecipando con gratitudine a questa esperienza che potremo andare oltre quella chiusura che si manifesta nella nostra società ad ogni livello. Incrementando la fiducia, la solidarietà e l’ospitalità reciproca potremo spalancare le porte ad ogni novità e resistere alla tentazione di arrendersi alle varie forme di eutanasia.

L’ospitalità della vita è una legge fondamentale: siamo stati ospitati per imparare ad ospitare. Ogni situazione che incontriamo ci confronta con una differenza che va riconosciuta e valorizzata, non eliminata, anche se può scompaginare i nostri equilibri.

È questa l’unica via attraverso cui, dal seme che muore, possono nascere e maturare i frutti (cf Gv 12,24). È l’unica via perché la uguale dignità di ogni persona possa essere rispettata e promossa, anche là dove si manifesta più vulnerabile e fragile. Qui infatti emerge con chiarezza che non è possibile vivere se non riconoscendoci affidati gli uni agli altri. Il frutto del Vangelo è la fraternità.

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Domenica 19 gennaio 2020 – seconda del tempo ordinario “A”

Prima Lettura Dal libro del profeta Isaia (Is 49, 3. 5-6)

Il Signore mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

Seconda Lettura Dalla prima lettera di s. Paolo apostolo ai Corinzi (1 Cor 1, 1-3)

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio cui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

26 GENNAIO 2020:

LA DOMENICA DELLA PAROLA.

(Mons. Fisichella: «C’è polvere sulle nostre Bibbie»)

Parla il presidente del Pontificio Consiglio per la nuova evangelizzazione: il Papa dà grande importanza all’omelia. Sollecita molto i sacerdoti a non improvvisare ma a dare ai fedeli dei contributi che aiutino a riflettere «Ricordo la lettura integrale della Bibbia in tv. Esperienza molto positiva»

Sull’importanza e il significato della Domenica della Parola di Dio, Avvenire ha sentito l’arcivescovo Rino Fisichella. «È una iniziativa profondamente pastorale – spiega il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione – con cui papa Francesco vuole far comprendere quanto sia importante nella vita quotidiana della Chiesa e delle nostre comunità il riferimento alla Parola di Dio, cioè a una Parola non confinata in un libro, ma che resta sempre viva e si fa segno concreto e tangibile».

Ci sono tre icone bibliche che il Papa utilizza nella Lettera per esprimere l’importanza di questa iniziativa. Ce le vuole spiegare? La prima è l’episodio dei discepoli di Emmaus. Il Papa prende questa immagine per sottolineare che è Cristo stesso a farci comprendere le Scritture nel loro significato più profondo. E in tal modo mostra che tutta la Scrittura parla di Cristo e che può essere interpretata a partire da Cristo. Il secondo esempio proviene dal libro di Neemia. Al ritorno dall’esilio il popolo ritrova i rotoli della legge e al sentir risuonare il libro sacro piange di commozione. In sostanza è la Sacra Scrittura che ci rende un popolo. E quindi ci dà anche la possibilità di trasmettere in maniera viva la Parola che è stata messa per iscritto. La terza immagine è presa dal profeta Ezechiele e dal libro dell’Apocalisse, dove si dice che il rotolo del libro dato al profeta perché ne mangiasse era dolce al palato. Ma l’Apocalisse aggiunge che una volta arrivato nello stomaco divenne amaro. E il Papa prende questa immagine per dire che certo la Parola di Dio è dolce, va annunciata perché corrisponde alle nostre domande di senso, ma l’amarezza viene quando ne siamo distanti o la rifiutiamo o non la mettiamo in pratica.

Con quali modalità verrà celebrata la domenica? Molto semplicemente si chiede – senza modificare nulla nella liturgia – di rendere più evidente la proclamazione della Parola di Dio. Il Papa si rivolge anche ai vescovi perché in quella domenica affidino il ministero ai Lettori e suggerisce di formare delle persone che sull’esempio dei ministri straordinari dell’Eucaristica, siano ministri straordinari della Parola.

Perché è stata scelta come data la terza domenica del Tempo ordinario? Perché in questa domenica le letture, il Vangelo particolarmente, parla dell’inizio del ministero di Gesù, che annuncia il Regno di Dio. Così il Santo Padre indica alla Chiesa una modalità di azione. La domenica della Parola di Dio deve porsi come un punto verso cui orientare sempre di più il cammino delle Chiese, che poi può essere integrato con diverse iniziative per dare sostegno, forza e significato a tutto l’anno liturgico. Non dimentichiamo inoltre che la terza domenica del Tempo ordinario cade sempre nel mese di gennaio e dunque a ridosso della giornata del dialogo con gli ebrei e della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Questa scelta assume perciò anche una grande valenza ecumenica e interreligiosa.

C’è anche un valore di condivisione con i più poveri? Senz’altro. Il Papa cita la parabola del ricco e di Lazzaro e sottolinea il rimprovero di Abramo al ricco che chiede di mandare qualcuno dai morti. Non ce n’è bisogno. Hanno Mosè e i profeti. Li ascoltino. È il richiamo all’ascolto della Parola di Dio che ci provoca ad essere attenti alla testimonianza fatta di segni tangibili a favore dei più disagiati.

L’iniziativa del Papa si iscrive nel cammino conciliare che dalla Dei Verbum ha rimesso la Parola nelle mani dei fedeli? Certamente sì. Francesco ricorda i grandi passi fatti grazie alla Dei Verbum e fa riferimento anche alla Verbum Domini, pubblicata dopo il Sinodo sulla Parola di Dio. Anzi, nella sua Lettera c’è l’invito a riprendere in mano soprattutto il secondo capitolo della Dei Verbum. Vale a dire: la Parola di Dio è viva e viene trasmessa attraverso l’azione e la responsabilità del popolo di Dio. Da qui l’impegno di tutti i credenti ad essere fedeli annunciatori alle generazioni future.

Anche qui il Papa sottolinea l’importanza dell’omelia. Perché? Papa Francesco attribuisce grande importanza all’omelia. Sollecita molto i sacerdoti perché non improvvisino e anzi diano ai fedeli dei contributi che aiutino a riflettere. È un grande stimolo pastorale che tocca tutti i ministri ordinati e ci aiuta a comprendere come l’annuncio della Parola richieda uno sforzo previo di preghiera di meditazione e di studio.

Si potrà accompagnare la Domenica della Parola anche con iniziative di tipo culturale? Perché no? Ricordo ad esempio la lettura integrale della Bibbia fatta in tivù qualche anno fa. Sono esperienze molto positive che attraggono e che ci riportano alla scena del libro di Neemia quando il popolo ascoltava. Purtroppo abbiamo un limite. Il nostro popolo ascolta la Parola di Dio solo quando si reca a Messa la domenica. Per il resto la Bibbia è il libro più diffuso ma anche quello più carico di polvere nelle nostre librerie di casa. Ben vengano dunque tutte le iniziative complementari a quelle della proclamazione liturgica, dove è Cristo stesso che ci parla. Inoltre non dimentichiamo che il Papa ha voluto firmare questo documento il 30 settembre, in occasione della memoria liturgica di san Girolamo, grande studioso della Bibbia, perché quest’anno iniziano in tutto il mondo le celebrazioni per i 1.600 anni della sua morte avvenuta nel 420. E quindi le iniziative che già sono pianificate per l’anniversario faranno da sostegno a questa domenica, che si spera possa radicarsi sempre di più come una tradizione felice in tutte le nostre comunità.

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Domenica 12 gennaio 2020 – Battesimo del Signore Gesù

Prima Lettura Dal libro del profeta Isaia (Is 42, 1-4. 6-7)
Così dice il Signore:
«Ecco il mio servo che io sostengo,
il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono,
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà,
finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.
Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia
e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito
come alleanza del popolo
e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi
e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Seconda Lettura Dagli Atti degli Apostoli (At 10, 34-38)

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

Vangelo Dal vangelo secondo Matteo (Mt 3, 13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

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Preghiera per il dono del battesimo

Signore,

voglio ringraziarti per il mio Battesimo.
Con il Battesimo non sono diventato più bravo,
più santo, più intelligente, più religioso,
rispetto a chi non l’ha ricevuto.

Quante persone non battezzate
sono più cristiane di tanta gente che va a messa ogni domenica…

Anche a loro, tu, Signore, sei vicino
e li ami come ami me.
Anche loro sono tue creature, tuoi figli,
sono una parte di te, un tuo seme nel mondo.
Anche loro respirano la stessa aria che respiro io,
affrontano gli stessi miei problemi quotidiani,
vorrebbero essere felici e avere la salute,
piangono quando muore una persona cara…

La differenza tra chi non è battezzato e chi lo è
non sta nelle cose della vita,
ma nel come si fanno le cose della vita.
La differenza non sta nel vivere,
ma per chi si vive.


Per me che sono battezzato,
la vita ha senso se mi spendo per te,
se vivo per te, se mi fido di te,
riconoscendoti presente in me e negli altri,
affrontando ogni giornata pensando che tu ci sei,
sentendo la tua presenza amica che guida questo mondo,
guardando la realtà e la gente con i tuoi occhi,
cercando l’eternità in ogni gesto d’amore che do
e che ricevo.

Per me che sono battezzato,
la vita ha una direzione:
la tua, Signore.

Grazie per il mio battesimo!

— §§§ —

Le beatitudini del bambino

Beato il bambino che inizia la vita incontrando un sorriso.
Beato il bambino che ha più attenzioni dell’auto pulita.
Beato il bambino che è circondato da tanto amore più che da tante cose.
Beato il bambino che non è guastato da eccesso di facilità.
Beato il bambino che non è ubriacato dalla televisione e dalla pubblicità.
Beato il bambino che non è “asfissiato”, ma può andare a giocare in cortile.
Beato il bambino che non è obbligato a leggere a tre anni, a ballare a quattro, a suonare a cinque, a essere campione a sei.
Beato il bambino che può essere un bambino.
Beato il bambino che può vivere e giocare da bambino.
Beato il bambino che si sente sussurrare la sera prima di addormentarsi e al mattino al risveglio:
Amore mio ti affido al buon Dio.

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Domenica 5 gennaio 2020 – Seconda dopo Natale

Prima Lettura Dal libro del Siràcide (Sir 24, 1-4. 8-12)
La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode

e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse:
“Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio,
egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

Seconda Lettura Dalla lettera di s. Paolo apostolo agli Efesini. (Ef 1, 3-6.15-18)

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

Vangelo Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

— §§§ —

La pace tornerà

La pace tornerà se credi che il sorriso è più di un’arma, che quanto unisce è più di quanto divide, che la diversità è un arricchimento.

La pace tornerà se preferisci la speranza al sospetto, se fai tu il primo passo verso l’altro, se ti rallegri per la gioia del vicino.

La pace tornerà se stai dalla parte del povero e dell’oppresso, se l’ingiustizia che colpisce questi ti ferisce quanto quella che subisci tu.

La pace tornerà se sai donare con amore un po’ del tuo tempo, accettare il servizio che l’altro ti offre, condividere con cuore il tuo pane.

La pace tornerà se rifiuti di battere la tua colpa sul petto degli altri, se accetti la critica e ne trai profitto; se valorizzi l’opinione diversa dalla tua.

La pace tornerà se ritieni la collera una debolezza e non una forza; se vedi nell’altro anzitutto un fratello, se credi che la pace è possibile.

…Allora la pace tornerà.

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